La pioggia caduta nei giorni scorsi non sarebbe sufficiente a garantire una prospettiva di serenità per riempire le dighe e gestire i lunghi mesi caldi. L’allarme è stato lanciato dall’Anbi (associazione nazionale consorzi di bacino).
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Le rilevazioni registrate dall’Osservatorio delle acque della Regione Sicilia evidenziano dati allarmanti:
La diga Fanaco registra un volume di 4,90 Mmc su una capacità totale di 20,70 Mmc. La diga Castello registra un volume di 6,37 Mmc su una capacità totale di 21,00 Mmc. La diga Raia di Prizzi registra un volume di 1,48 Mmc su una capacità totale di 9,20 Mmc. La diga Leone registra un volume di 0,95 Mmc su una capacità totale di 4,19 Mmc.
L’ipotesi di dovere sacrificare il comparto agricolo per quello potabile, è sempre più reale. Ora l’incubo per le campagne, per gli agricoltori e per i consorzi di bonifica che gestiscono il servizio, si profila all’orizzonte concretamente.
Le recenti piogge inoltre hanno rappresentato una soluzione solo temporanea e di accomodamento. Anche per ragioni tecniche: “Dal momento che la terra è arsa- spiega il responsabile della Regione per le dighe Francesco Greco- la prima pioggia in questi casi serve a saturare la superficie dal momento che oggi è quasi come una spugna secca. Dopo che la terra è satura, l’acqua comincia a scorrere in superficie”.
“Alcune piogge-spiega- sono definite di grandissima intensità. Ad esempio se un evento piovoso di un’ora porta 200 millimetri di pioggia, più o meno pari a un quinto della quantità di pioggia che può cadere nell’intera stagione, impatta fortemente sul terreno determina un forte scollamento che porta una consistente quantità di fango nelle dighe. Se la percentuale di terra introitata supera il 10% ne risente complessivamente nel lungo periodo anche la vita della diga che si accorcia”.






