L’Ars approva ddl sulla ripubblicizzazione delle risorse idriche

La commissione Territorio e ambiente dell’Ars ha approvato ieri all’unanimità il disegno di legge che di fatto restituisce agli enti locali la gestione delle risorse idriche e taglia fuori i privati. Se il ddl supererà l’esame dell’Aula, un primo effetto diretto per i cittadini sarà l’erogazione gratuita di 50 litri d’acqua al giorno a persona. Questa soglia è ritenuta nella legge «il quantitativo minimo vitale garantito che non può essere sospeso neanche in caso di morosità nel pagamento».  Per le fasce di consumo domestico superiori a 50 litri giornalieri per persona, saranno individuate delle fasce tariffarie articolate per scaglioni di consumo tenendo conto del nucleo familiare e del modello Isee.

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Per quanto riguarda la gestione, il ddl prevede di sostituire i nove Ato con una nuova Agenzia regionale per la regolazione e la vigilanza in materia di acqua, formata da Comuni e Province e i cui componenti non riceveranno alcun compenso. La norma consentirà a tutti quei Comuni che non hanno aderito agli ambiti territoriali di gestire in economia i servizi idrici senza necessità di gare d’appalto che coinvolgano i privati. La situazione riguarda ad esempio le province di Messina, Ragusa, Catania, Trapani e in futuro anche la stessa Palermo, dove Aps è in difficoltà economiche. «I Comuni – ha spiegato il deputato del Pd, Giovanni Panepinto, promotore del ddl dovranno semplicemente coprire i costi e le tariffe saranno sicuramente più contenute». Anche Salvino Caputo, deputato del Pdl, parlando della gestione dei privati ha ricordato che «fino ad oggi non c’è stato nessun beneficio in termini di miglioramento dei servizi». Nelle zone invece dove sono stati già stipulati dei contratti con i privati, saranno verificate le condizioni contrattuali per accertare eventuali inadempienze, ad esempio nell’applicazione delle tariffe o nella realizzazione di opere.  In caso di irregolarità saranno rescissi, altrimenti rimarranno in vigore fino alla scadenza.

Il ddl prevede anche una sorta di ricognizione sulle concessioni rilasciate alle imprese che estraggono acque minerali, per rivedere le tariffe e analizzare le quantità prelevate. «Abbiamo toccato un terreno attorno al quale ruotano interessi altissimi» ha detto il deputato del Pd, RobertoAmmatuna. Ma la norma ha già messo in agitazione Mineracqua, la federazione che riunisce le industrie italiane di acque minerali. Secondo l’associazione che fa capo a Confindustria questa legge rischia di avere gravi ripercussioni sul mercato e soprattutto su un migliaio di lavoratori impiegati in Sicilia.
«Da anni spiega Ettore Fortuna, presidente dell’associazione – paghiamo già nell’Isola uno tra i canoni piùelevati d’Italia, molto elevato anche rispetto ad altri Paesi comunitari. Il rischio è che i siciliani siano costretti a bere acqua importata da altre regioni».