Le condotte del prefetto Nicola Diomede si ponevano dolosamente in concreta ed evidente violazione del codice antimafia e procurava intenzionalmente all’associazione a delinquere e a Marco Campione un enorme vantaggio patrimoniale”.
Sono queste le motivazioni con cui il pool di pm della procura di Agrigento, guidato dall’aggiunto Salvatore Vella, insiste e chiede il rinvio a giudizio di Diomede al quale si contesta l’ipotesi di reato di concorso esterno in associazione a delinquere e l’abuso di ufficio che scaturisce dai presunti favoritismi con cui avrebbe salvato Girgenti Acque da un’interdittiva antimafia dal 2015 al 2018 prima di venire rimosso, in seguito all’inchiesta, dal ruolo di prefetto di Agrigento.
E’ questo uno dei passaggi principali dell’inchiesta “Waterloo” sulla rete di corruttela che sarebbe stata messa in piedi da Campione asservendo – in cambio di posti di lavoro per amici e familiari alle dipendenze delle aziende collegate al servizio idrico – una vasta platea di professionisti, uomini delle istituzioni e forze dell’ordine.
Il gup di Agrigento, Micaela Raimondo, lo scorso 18 luglio, ha prosciolto Diomede ritenendo che non avesse commesso alcun reato ma agito in maniera lecita nell’ambito dei suoi poteri discrezionali.
“La valutazione complessiva delle risultanze investigative e dei documenti acquisiti nel corso dell’udienza preliminare – ha scritto nella sentenza – non consente di affermare che l’esercizio del potere discrezionale sia trasmodato in una vera e propria distorsione funzionale dai fini pubblici”.
I pm non ci stanno e chiedono alla Corte di appello di ribaltare la sentenza e disporre il rinvio a giudizio di Diomede. “Ha emesso una liberatoria in contrasto col parere unanime delle forze di polizia e del funzionario istruttore del procedimento. Si tratta di comportamenti univoci di una volontà di volere tutelare esclusivamente gli interessi di Marco Campione e Girgenti Acque e non l’interesse pubblico a lui affidato”.





