L’interrogazione all’Assemblea Regionale Siciliana evidenzia la questione del Pozzo Monnafarina, previsto nei territori di Santo Stefano Quisquina e Castronovo di Sicilia, quale soluzione al deficit idrico. In tale contesto, il progetto, conforme all’OCDPC n. 1084/24, suscita danni e paure relativi al già fragile equilibrio del bacino idrogeologico della Quisquina, laddove affluisce la sorgente Capo Favara, unica fonte di vita per il comprensorio. Articoli e ricerche scientifiche mostrano l’incompatibilità tra i nuovi prelievi e quelli preesistenti, che indurrebbero danni irreparabili alla falda e indisponibilità per i cittadini. Gli interventi pregressi, a cominciare dal collegamento Leone-Fanaco, hanno già depletato l’acquifero, abbassano la piezometria e impoverito la sorgente. Nel documento firmato si chiede conto in riferita al progetto e la possibilità di bonifica, onde evitare approfondimenti in eventi ripetuti e consentire la salvaguardia delle risorse.
Testo Integrale:
ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
XVIII LEGISLATURA
INTERROGAZIONE
Chiarimenti in merito alla realizzazione del Pozzo Monnafarina nei comuni di Santo Stefano
Quisquina e Castronovo di Sicilia
Al Presidente della Regione, All’Assessore per l’Energia e i servizi di pubblica utilità e
all’Assessore per il Territorio e l’Ambiente
Premesso che:
Nell’ambito dello stato di emergenza decretato in relazione alla situazione di grave deficit idrico in atto nel territorio della Regione Siciliana, tra i provvedimenti ricompresi nel piano degli interventi di cui all’OCDPC n. 1084/24, è stato inserito il “Progetto di fattibilità tecnico economica dei lavori di realizzazione del Pozzo Monnafarina e condotta di adduzione all’acquedotto Voltano” nei comuni di Santo Stefano Quisquina e Castronovo di Sicilia; tuttavia, specifici studi effettuati negli anni da docenti dell’Università di Pisa e di Palermo, nonché da geologi e dal Gruppo Sanpellegrino S.p.A per conto del Comune di S.Stefano Quisquina, hanno dimostrato l’unicità del bacino imbrifero condiviso con la sorgente Capo Favara, che si estende per circa 48 Kmq e comprende l’area di Contrada Monnafarina dove si vuole oggi realizzare un ulteriore pozzo; ciò può determinare il rischio di interferenze tra il nuovo pozzo e gli attuali prelievi in essere sullo stesso bacino idrologico, con possibili conseguenze sulla disponibilità idrica per la popolazione dell’area dei Monti Sicani, nonché quello di abbassare ulteriormente le acque del bacino provocando, quindi, un danno irreversibile a fronte di un beneficio limitato e solo temporaneo; con un documento inoltrato all’ATI e al Prefetto di Agrigento da alcuni Sindaci del Consorzio “Tre
Sorgenti”, è stata richiesta la riapertura dei Pozzi Margimuto ex “Montedison”, dismessi per comprovata interferenza con il Pozzo Prisa, l’unico ad alimentare direttamente l’acquedotto del Comune di Santo Stefano; tale richiesta sembra non valutare adeguatamente l’applicazione delle regole di salvaguardia delle risorse idrogeologiche, la cui integrità dovrebbe essere tutelata dalle leggi; il citato territorio ha già subito un enorme danno dal collegamento Leone-Fanaco attraverso l’escavazione di una galleria che ha intercettato la falda acquifera, abbassando di diversi metri la piezometrica nella parte centrale dell’acquifero e causando un depauperamento delle risorse idriche, con il conseguente essicamento della sorgente Capo Favara: la Regione, non tenendo conto dei pericoli sopra evidenziati e degli effetti pregiudizievoli arrecati alle popolazioni che usufruiscono dell’acqua attinta dall’imbrifero, con il D.A 481/2000, ampliando a 332 ettari l’area di ricerca di acque minerali, ha già consentito alla Società Platani Rossino di poter procedere all’escavazione di nuovi pozzi per la ricerca di acque minerali, proprio all’interno del bacino idrogeologico della Quisquina e ad una distanza di circa 800 metri dai pozzi che forniscono l’approvvigionamento idrico di acqua potabile alle popolazioni di Santo Stefano Quisquina e di molti altri Comuni dell’agrigentino; tutti i professionisti incaricati, senza mai essere smentiti scientificamente, hanno ribadito che esiste un unico bacino idrogeologico della Quisquina, e che il prosciugamento e quindi la scomparsa della sorgente di Capo Favara in conseguenza delle diverse opere (pozzi, gallerie) realizzate maldestramente nell’ambito del bacino medesimo hanno dimostrato l’interferenza delle opere stesse con Capo Favara; per sapere: se sono stati effettuati gli opportuni approfondimenti tecnici in relazione alle interferenze che lo
scavo di nuovi pozzi o la riapertura di pozzi dismessi nel citato territorio della Quisquina possa produrre con gli attuali prelevamenti idrici a servizio della popolazione; se è stato valutato l’impatto sul livello delle falde acquifere, in particolare per la conservazione e salvaguardia delle risorse idrologiche; se non ritengano di dovere rivedere la scelta di procedere allo scavo del Pozzo Monnafarina nei Comuni di Santo Stefano Quisquina e Castronovo di Sicilia, considerata l’unicità del bacino imbrifero della Quisquina.
CATANZARO
BURTONE
CHINNICI
CRACOLICI
DIPASQUALE
GIAMBONA
LEANZA
SAFINA
SAVERINO
SPADA
VENEZIA





