La Regione Siciliana ha inserito tra gli interventi necessari per fronteggiare l’emergenza idrica la realizzazione di un nuovo pozzo in località Monnafarina, tra i comuni di Santo Stefano Quisquina e Castronovo di Sicilia e convogliare l’acqua estratta nell’Acquedotto del Voltano.
Dal punto di vista amministrativo, il progetto è stato approvato dall’Assemblea Territoriale Idrica di Agrigento (ATO 9) e dall’Azienda Idrica Comuni Agrigentini (AICA), enti responsabili della gestione del servizio idrico.
Il Comune di Santo Stefano Quisquina ha però espresso contrarietà all’opera, sostenendo che l’area interessata rientrerebbe nello stesso bacino idrico della sorgente Capo Favara, ritenuta fondamentale per l’equilibrio della falda e per l’approvvigionamento locale. Da qui il timore di possibili effetti negativi sull’ambiente e sulle risorse idriche del territorio. Dopo l’approvazione del progetto, il Comune ha avviato un contenzioso, prima davanti al TAR Sicilia e poi al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche.
Per chiarire lo stato del progetto e l’iter amministrativo e giudiziario in corso, abbiamo intervistato l’avvocato Girolamo Rubino, legale dell’Assemblea Territoriale Idrica di Agrigento.
«Premetto subito una cosa – chiarisce Rubino – io non sono un tecnico, sono un avvocato amministrativista. Il mio ruolo riguarda esclusivamente il profilo giuridico della vicenda».
Secondo il legale, la decisione di realizzare il pozzo nasce dalla necessità di rafforzare il sistema idrico: «Le amministrazioni AICA e ATO Idrico hanno ritenuto di realizzare questo intervento al fine di arricchire la portata del sistema idrico integrato. È in questo contesto che è stata prevista la trivellazione».
Rubino prende atto delle posizioni espresse dal Comune di Santo Stefano Quisquina: «Sono emerse preoccupazioni da parte del sindaco legate a un possibile depauperamento delle risorse idriche locali. Mi è stato riferito che in prossimità dell’area interessata sono stati realizzati altri pozzi da parte di Siciliacque, interventi che non hanno suscitato analoghe contestazioni».
Sul piano giudiziario, Rubino ricostruisce l’avvio del contenzioso: «Il Comune di Santo Stefano Quisquina ha incaricato un legale molto bravo e ha proposto inizialmente un ricorso davanti al TAR Sicilia. In quella sede io mi sono costituito in giudizio per ATO Idrico». Il TAR, ricorda l’avvocato, non è entrato nel merito: «Abbiamo sollevato l’eccezione di difetto di giurisdizione, che il TAR ha condiviso. Con la sentenza del 13 dicembre 2024 il ricorso è stato dichiarato inammissibile, stabilendo che la giurisdizione spetta al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche».
Il giudizio è stato quindi riassunto davanti al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche: «Il TAR ha assegnato 90 giorni per la riassunzione del ricorso davanti al giudice competente. Il Comune ha riassunto il giudizio e io mi sono nuovamente costituito nell’interesse dell’AICA e dell’ATO». In questa fase, spiega Rubino, la difesa degli enti ha sollevato nuove eccezioni: «Abbiamo sostenuto che l’intervento era già previsto dagli atti di pianificazione ai quali il Comune aveva partecipato. Quindi noi abbiamo sostenuto che il comune di Santo Stefano Quisquina non poteva una volta approvare un intervento e una volta opporsi in fase esecutiva.».
Davanti al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche «Il difensore del comune di Santo Stefano Quisquina ha avanzato una richiesta di sospensiva dei provvedimenti impugnati e una richiesta istruttoria al fine di fare determinati accertamenti sulla portata idrica. Entrambe le richieste sono state rigettate. La sospensiva era già stata respinta mesi fa. Più recentemente è stata respinta anche la richiesta istruttoria». «Il giudice relatore ha rimesso ogni valutazione al collegio, evidenziando che dovranno essere esaminate anche le eccezioni di rito sollevate dalla parte resistente, cioè da noi».
Ora l’attenzione è rivolta all’udienza collegiale: «L’udienza è fissata per il 25 marzo 2026. Prima di quella data depositeremo una memoria difensiva. Se il Tribunale dovesse accogliere l’eccezione di inammissibilità per mancata impugnazione degli atti presupposti, la partita potrebbe chiudersi. In caso contrario, il giudizio proseguirà».
In chiusura, Rubino richiama il contesto generale: «Riteniamo che questo intervento, nell’ambito dell’emergenza idrica, se non può essere risolutivo quantomeno potrebbe aiutare l’aumento della portata del sistema idrico integrato».
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