Era stata sequestrata nel 2015, a Santo Stefano Quisquina, nell’ambito di un’inchiesta che portò all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di un cittadino ritenuto responsabile di reati contro la persona e il patrimonio. Adesso la fontana in pietra, a forma di conchiglia, è stata consegnata alla Sovrintendenza ai Beni culturali di Agrigento. Lo hanno fatto i carabinieri del nucleo Operativo e Radiomobile della compagnia di Cammarata.
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Nel 2019, il tribunale di Sciacca ha riconosciuto la fontana come bene di interesse storico e artistico e, quindi, patrimonio dello Stato. L’anno dopo, conclusione del processo penale, con sentenza della Corte d’appello di Palermo, divenuta irrevocabile nel maggio 2022, è stata disposta la confisca.
Il reperto storico è stato trasportato dai carabinieri ad Agrigento, al laboratorio della Soprintendenza, dove al termine di un accurato restauro, e a seguito di un futuro progetto, sarà verosimilmente reinserita nel territorio della provincia.
La fontana presenta caratteristiche stilistiche e tecniche risalenti a tutto il XVIII secolo: forma a conchiglia, volute a “rocailles” con orlo rialzato e scanalature verticali regolari. Lo stile può ritenersi riferibile a quello del manufatto attualmente presente nella via Roma del Comune di Santo Stefano Quisquina, anche se alcuni elementi di differenziazione inducono a pensare che l’esecuzione sia di matrice diversa. Il manufatto, in particolare, rappresenta una testimonianza remota legata alle vicende Settecentesche della baronia dei Ventimiglia, che impressero un’indelebile impronta all’architettura e all’arredo urbano della città. Per via di queste caratteristiche stilistiche, l’opera si colloca, seppure con dimensioni contenute e in tono minore, nel novero delle fontane monumentali Settecentesche di cui altri interessanti esempi permangono nello stesso territorio, prima tra tutte la fontana di piazza Castello.






