Gioco e dipendenza, c’è un maggior rischio la notte?

Il gioco patologico, scientificamente chiamato ludopatia, può essere definito senza alcun dubbio l’altra faccia del gambling. Il settore, soprattutto grazie al traino e al contributo del mondo dell’online, pare aver retto alle problematiche create dalla pandemia da Covid-19. La problematica che viene posta è sempre stata oggetto di discussioni e di ricerche non di poco conto. Ed è proprio questo ciò che è successo negli ultimi mesi, quando si è creata una collaborazione tra Future Anthem e Gamesys. Ma di che cosa si tratta e quali sono stati i risultati? Giusto entrare nello specifico e nel dettaglio.

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Il tutto si è basato su una sorta di vero e proprio sistema di intelligenza artificiale, costruito su dei modelli di apprendimento, denominati Safer Play. Va detto che lo studio condotto da Future Anthem e Gamesys è stato presentato durante il Safer Gambling Week, svoltasi dall’1 al 7 novembre 2021 per promuovere il gioco d’azzardo più sicuro nel Regno Unito e Irlanda. L’obiettivo infatti è principalmente quello di scoprire in quali situazioni possono crearsi e svilupparsi condotte a rischio. Ed ecco che, stando ad alcune statistiche e basandosi su determinati dati raccolti, il gioco notturno sembrerebbe avere un rischio più alto. Un pericolo che addirittura del 36% rispetto a quando si gioca nelle ore del giorno. Dunque si può tranquillamente dire che i giocatori notturni hanno una probabilità maggiore, di sette volte, di ripetere una sessione ad alto rischio rispetto a coloro che avevano appena concluso una sessione sicura. Ed è un qualcosa che può, come detto da Kevin Clegg, Direttore della sostenibilità presso Gamesys, questa ricerca potrebbe “aiutare il gioco d’azzardo a comprendere il legame tra i marcatori di danno e l’esperienza di gioco”.

Nonostante i passi in avanti fatti dal punto di vista della sicurezza, non possono dunque, alla luce anche di questi dati, mancare le polemiche, in primis per la creazione dell’app gioco responsabile, creata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Ed è per questo che è nato il progetto Mettiamoci in gioco, di cui Don Armando Zappolini è portavoce. “Una persona che ha un problema di azzardo convive sottotraccia con questo problema. Infatti difficilmente va al SerD in coda con i tossici. Cosa può fare lo Stato allora? Può innanzitutto ascoltare sé stesso a commissione antimafia ha presentato tanti dati, ma anche l’Osservatorio sul rischio dei giochi d’azzardo”, queste le sue parole, con cui ha sottolineato anche la presenza di un sommerso, che è fuori controllo. Insomma, la proposta sembrerebbe essere quella di diminuire l’offerta per tutelare e salvaguardare la salute. La strada però appare molto più lunga e tortuosa, ma i prossimi mesi potrebbero essere quelli decisivi, con l’idea di un riassetto del settore che prende via via più corpo. Sarà davvero così? Non resta che aspettare.