La mostra “Trame mediterranee” a cura della Fondazione Orestiadi di Gibellina è proposta nell’ambito del progetto “Terra di Cieli, Acqua e Pietre” finanziato dal PNRR, Missione 1 – Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, Componente 3 – Cultura 4.0 (M1C3). Misura 2 “Rigenerazione di piccoli siti culturali, patrimonio culturale, religioso e rurale”, Investimento 2.1: “Attrattività dei borghi storici”, finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU.
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Nell’anno che vede Gibellina Capitale italiana dell’arte contemporanea viene proposta all’eremo della Quisquina la mostra Trame mediterranee con un gruppo di opere provenienti dalla collezione d’arte contemporanea della Fondazione Orestiadi.
Il tema del superamento del confine e del limite, dell’attraversamento fisico o geografico è il filo conduttore della mostra, che vuole essere un invito a superare le barriere e a rompere i pregiudizi sulle differenze tra le culture e i popoli e a riflettere sulla possibilità di una pacifica convivenza tra i popoli.
Sono presenti le opere di artisti di differenti nazionalità che hanno affrontato i temi sociali, politici e antropologici che segnano il nostro tempo.
Il Tappeto mediterraneo dell’artista albanese Jonida Xherri, che ha coinvolto i ragazzi migranti dei centri di prima accoglienza della Sicilia e Il monumento alla città planetaria di Stalker riflettono sulla libera circolazione di ogni essere umano fuori da ogni confine, come pure il video di Susan Kleinberg sui migranti messicani che cercano di entrare in America.
L’opera di Innocente realizzata nel 2002 è drammaticamente attuale nella denuncia delle guerre in atto e trova una sintesi nel Mare Nostrum di Vito Bongiorno. Come pure il ritratto negato di Alfonso Leto si configura come icona femminile di tutte le donne occultate, attraverso un omaggio floreale di bellezza ed opulenza.
Tracciare il limite è il tema dell’opera di Rossanna Taormina che trova un delicato contraltare in quella di Franco Accursio Gulino che con le sue corde tese manifesta l’equilibrismo delle convenzioni nel segnare percorsi che non corrispondono ad un naturale cammino.
La rappresentazione di paesaggi mentali e onirici accomuna le opere del greco Nikos Moscos dell’irachena Hadeel Azeez e dell’algerino Amar Briki.
La scrittura come codice è utilizzato dagli artisti tunisini Mohammed Messaoudi e Nja Madaoui e dall’algerino Hakim Abbaci.
“La mostra è idealmente dedicata a Lorenzo Reina, il creatore del vicino Teatro Andromeda: in cui l’architettura celebra lo sguardo dei monti Sicani sul Mediterraneo è qui in mostra l’ultima sua opera realizzata.
La mostra si inaugura Giovedì 30 Aprile alle ore 16.30






