Santo Stefano Quisquina approda sul grande schermo con “La patente”

Piovono i riconoscimenti e i premi sul documentario “La patente” di Giovanni Gaetani Liseo (Presidente di Quisquina Channel), talentuoso regista stefanese, segno che, anche senza licenza di guida, si può arrivare lontano: selezionato al prestigioso festival internazionale Visions du Reel di Nyon e al Cinemambiente di Torino, vincitore al Cervino Cinemountain del premio Montagne d’Italia come miglior film italiano in concorso e di ben due premi al film festival della Lessinia (premio del Curatorium Cimbricum veronese come miglior film di un regista giovane e premio del pubblico) e ancora premiato allo Sciacca film Fest come miglior documentario.

Un duplice ostacolo, materiale e immateriale, si frappone tra Domenico, giovanissimo pastore dell’entroterra siciliano e il suo sogno: una doppia distanza geografica e culturale separa il protagonista dal raggiungimento di un obiettivo oggi piuttosto scontato quale il conseguimento della patente di guida. L’agognata patente si carica pertanto di attese nell’immaginario del protagonista, ora sorridente e ora pensoso, e diventa un vero e proprio “lasciapassare per la libertà”, per esplorare e conoscere quella realtà che, agli occhi incantati di Domenico, si cela oltre le montagne che incorniciano i suoi sterminati campi arsi dal sole.

C’è qualcosa di viscerale ed atavico nello sguardo di Giovanni Gaetani Liseo: il regista, a tratti quasi dimentico della telecamera, ci restituisce con delicatezza e senza preconcetti il ritratto di una Sicilia quasi inedita, ai margini della modernità, sospesa in una dimensione senza tempo che richiama alla memoria raffinate atmosfere vittoriniane e imprescindibili suggestioni verghiane.

Un documentario atipico, forte di una trama narrativa piuttosto vistosa e spiccata che riesce a condurre lo spettatore a spogliarsi del consueto habitus mentale e ad empatizzare col giovane pastore, immergendosi con naturalezza nel flusso del racconto.

Nessuna colonna sonora se non nella scena conclusiva (altra rispetto al resto del film) ma solo i rumori dell’ambiente circostante, del vento e degli animali che, trame di un’accurata tessitura, concorrono a darci la misura – essenziale – di un mondo rurale dimenticato, semplice come il sogno del protagonista e che fa da contraltare alla complessità del mondo urbano contemporaneo.