Pozzi Monnafarina, criticità e rischi per la falda secondo il Comune

La Regione Siciliana ha inserito tra gli interventi per fronteggiare l’emergenza idrica la realizzazione di un nuovo pozzo in località Monnafarina, tra Santo Stefano Quisquina e Castronovo di Sicilia, con l’obiettivo di convogliare l’acqua nell’Acquedotto del Voltano.

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Il progetto ha ottenuto il via libera dell’Assemblea Territoriale Idrica di Agrigento (ATO 9) e dell’Azienda Idrica Comuni Agrigentini (AICA), ma il Comune di Santo Stefano Quisquina ha scelto di opporsi ritenendo che l’intervento possa incidere sull’equilibrio della falda collegata alla sorgente Capo Favara.

Dopo il ricorso presentato inizialmente al TAR Sicilia e la successiva rimessione al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, il giudizio è oggi pendente davanti a quest’ultimo organo.

Per illustrare la posizione dell’ente abbiamo intervistato l’avvocato Giovanni Immordino, legale del Comune. «La posizione del Comune non nasce da una contrapposizione pregiudiziale all’opera», chiarisce Immordino. «Il punto centrale è la tutela della falda locale e dell’equilibrio idrogeologico del territorio».

«Noi stiamo ponendo una questione sostanziale, legata alla tutela della falda e alla prevenzione di un possibile danno ambientale», afferma. «La controparte, invece, fa riferimento prevalentemente a profili di natura formale e procedurale».

Il cuore della posizione del Comune riguarda l’impatto dell’opera sulla falda. «Sì, esattamente», afferma il legale quando gli si chiede se la difesa si basi «sull’aspetto della pericolosità che ha questo intervento sulla falda locale, ovvero il rischio del suo prosciugamento».

A sostegno di questa tesi, il Comune ha depositato una relazione tecnica: «Abbiamo depositato uno studio geologico che attesta questo forte vulnus che si è determinato all’interno della falda».«Si è dimostrato che negli ultimi anni si è abbassata di 20 metri».

Il sindaco Francesco Cacciatore allarga il ragionamento al quadro generale della gestione idrica provinciale. «C’è la questione dell’emergenza idrica nella provincia, che è diventata sistema – afferma – a fronte di una rete idrica colabrodo che non permette di mettere a frutto gli oltre 600 litri al secondo che proprio da quell’unico bacino, in perenne sfruttamento, vengono erogati».

Per il primo cittadino, il punto centrale non è soltanto il nuovo pozzo, ma l’equilibrio complessivo della risorsa. «Quando domani quegli equilibri verranno compromessi definitivamente, a chi dobbiamo addossare le responsabilità di uno scriteriato sfruttamento?», chiede.

Una domanda che sintetizza la preoccupazione dell’amministrazione comunale: evitare che, nel tentativo di fronteggiare l’emergenza, si comprometta in modo irreversibile la tenuta della falda. L’udienza collegiale è fissata per il 25 marzo 2026. Dopo la discussione, si attenderà la sentenza che definirà il futuro del progetto.