Mafia, Di Gati: “a Cammarata comanda Angelo Longo”

Il punto di riferimento di Cosa Nostra a Cammarata, sarebbe stato Angelo Longo, ritenuto vicino al boss campobellese Giuseppe Falsone. Così ha parlato il collaboratore di giustizia il racalmutese Maurizio Di Gati, in aula al processo antimafia “Kamarat” in cui sono imputati 13 persone. Il pentito è stato interrogato dal gup del Tribunale di Palermo, Giuliano Castiglia, dal pubblico ministero della Dda di Palermo, Giuseppe Fici e dagli avvocati del collegio della difesa, in video collegamento dall’aula bunker del carcere Pagliarelli di Palermo. Secondo l’accusa Angelo Longo sarebbe stato a capo della famiglia mafiosa di Cammarata e San Giovani Gemini, paesi che dipendevano dal mandamento di Santo Stefano Quisquina, retto negli anni novanta da Vincenzo Ferranti.  Quando Di Gati venne nominato capo provincia, Cammarata e San Giovanni Gemini passarono sotto il mandamento di Casteltermini, guidato da Raffaele Faldetta. Sempre con riferimento ad Angelo Longo il collaboratore di giustizia ha confermato che il cammaratese agli inizi degli anni 90, era socio di un’impresa che si occupava della produzione di bitume, con i favaresi Antonio Costanza, poi scomparso per lupara bianca, Calogero Costanza e Vincenzo Parello. Longo subì poi il sequestro dei beni è rientrò in attività, prima attraverso la ditta Chianetta di Favara e, poi, anche attraverso un prestanome, che sarebbe stato un suo cugino. Di Gati nel corso della sua audizione ha parlato anche del sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo, aggiungendo di averlo saputo da Salvatore Fragapane, il quale gli avrebbe fatto capire di mettersi a disposizione per un eventuale aiuto nella custodia del piccolo.