E’ l’atto di accusa della Procura di Agrigento – nel provvedimento firmato dal capo dell’ufficio Luigi Patronaggio, dal suo vice Salvatore Vella e dai sostituti Sara Varazi, Antonella Pandolfi e Paola Vetro – nei confronti dell’ex prefetto di Agrigento, Nicola Diomede, che figura nella lista degli indagati ma non è stato fermato.
Diomede, rimosso dal Consiglio dei ministri nel gennaio del 2018, subito dopo la diffusione della notizia dell’avviso di garanzia, è accusato di concorso esterno in associazione a delinquere e abuso di ufficio. Fulcro nella vicenda, nella quale in un primo momento era coinvolto Angelo Alfano, ottantacinquenne insegnante in pensione e padre di Angelino (allora ministro degli Esteri), il “lasciapassare amministrativo” a Girgenti Acque.
Diomede, secondo quanto ipotizzano i pm, avrebbe salvato Girgenti Acque dall’interdittiva antimafia, in due distinti momenti, a partire dal 2015, nonostante un’istruttoria, avviata dalle forze dell’ordine e dal gruppo speciale interforze, spingesse con forza verso questa direzione.
A confermare i sospetti, fra le altre cose, ci ha pensato pure una funzionaria della Prefettura che ha riferito agli inquirenti che Diomede, fin dall’inizio, era contrario e sosteneva che non vi fossero i requisiti di attualità. Una serie di telefonate intercettate fra Diomede e altri indagati hanno fatto propendere i magistrati sul fatto che Diomede (che intercettato dice all’allora comandante provinciale dei carabinieri Riccardo Sciuto di avere agito “in buona fede”) lo avesse fatto volutamente.
Non è stato provato il ruolo di Alfano senior, molto attivo nell’indicare a Campione persone da assumere a Girgenti Acque.
“Non vi sono elementi probatori – si legge negli atti dell’inchiesta – che fanno ritenere, oltre ogni ragionevole dubbio, che Angelo Alfano abbia indotto, in qualche modo, l’allora dal prefetto Nicola Diomede a compiere o omettere atti del suo ufficio nell’interesse di Campione e Girgenti Acque”.






