Emergenza Siccità. Il prefetto chiede ai sindaci di trovare nuovi pozzi

La crisi idrica in provincia di Agrigento si aggrava di giorno in giorno. Questa mattina, nella sede della Prefettura di Agrigento, si è tenuto un vertice urgente alla presenza del prefetto Filippo Romano, del capo della Protezione civile siciliana Salvo Cocina e dei sindaci dei 43 comuni agrigentini. L’incontro ha fatto il punto su un’emergenza che minaccia seriamente l’approvvigionamento idrico e, di conseguenza, la tenuta economica e sociale del territorio.

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Chi si aspettava dalla cabina di regia soluzioni concrete si è trovato di fronte a misure risalenti a 50 anni fa.

La soluzione proposta, che ha suscitato reazioni contrastanti tra i presenti, prevede il reperimento di nuovi pozzi da parte dei sindaci, come dichiarato da Cocina: “Siamo qui per trovare soluzioni e, al momento, l’unica percorribile è la ricerca di nuovi pozzi. I sindaci conoscono il territorio e sapranno individuare le risorse idriche”. Una scelta che alcuni hanno accolto con speranza, ma che per altri rappresenta solo un palliativo temporaneo, destinato a tamponare una crisi senza risolverla.

Il sindaco di Agrigento, Franco Miccichè, ha espresso la necessità di una soluzione definitiva: “Non possiamo accettare una carenza idrica così imponente, bisogna agire con interventi strutturali”. Dello stesso avviso Matteo Ruvolo, sindaco di Ribera, che ha parlato di un dramma che colpisce non solo l’approvvigionamento domestico, ma anche l’agricoltura: “Senza acqua per la seconda irrigazione, rischiamo di mandare in fallimento tremila imprenditori”.

Nonostante le parole incoraggianti di Cocina, che ha dichiarato come siano stati già reperiti 900 litri d’acqua al secondo, resta alta la preoccupazione. Infatti, solo 20 dei 100 litri al secondo necessari per scongiurare la crisi sono stati trovati nelle ultime settimane, mentre il rischio concreto è che ben 11 comuni restino completamente a secco entro novembre, tra cui Favara, Aragona e Casteltermini.

Per cercare di evitare il peggio, le direttive della Protezione civile e della Prefettura affidano ai sindaci la gestione diretta dell’emergenza, responsabilizzandoli nella ricerca di nuove risorse idriche. Questa distribuzione di responsabilità ha suscitato non poche polemiche. Molti sindaci si sentono abbandonati a loro stessi, come sottolineato in un tono ironico da alcuni: “Sindaci, zappate e trovate l’acqua sotto terra delle vostre città” è stata l’aspra reazione di chi vede nelle misure proposte solo un passaggio di competenze senza un reale sostegno operativo. La Protezione civile, d’altro canto, promette che i costi delle autobotti saranno rimborsati, ma il timore diffuso è che l’intervento arrivi troppo tardi, come già accaduto in altre emergenze.

Nonostante la Sicilia sia circondata dal mare, la costruzione o riattivazione di dissalatori come quello di Porto Empedocle sembra ancora una chimera. I fondi ci sono, ma i tempi sono lunghi, e le soluzioni a breve termine restano legate a interventi di emergenza, come la requisizione di pozzi privati e l’impiego massiccio di autobotti.

L’Agrigentino, insomma, affronta un’emergenza annunciata da mesi, ma che trova risposte tardive e insufficienti, con soluzioni che appaiono anacronistiche e inadeguate rispetto all’urgenza della situazione.