Santo Stefano Quisquina: trent’anni di denunce e battaglie solitarie, per la tutela degli equilibri idrogeologici del territorio. Con quale risposta dalle Istituzioni?
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Qualche giorno fa, la redazione di “Quisquina Channel”, ha pubblicato un puntuale resoconto sulla situazione idrogeologica di S.Stefano Quisquina, sia in merito alla conformazione geomorfologica, sia alle caratteristiche del reticolo idrografico locale nel territorio, non trascurando tutti gli interventi più rilevanti (storici e in corso d’opera) attuati dal Comune per il consolidamento e la sistemazione idrogeologica di alcune zone a rischio del paese.
Il rischio idrogeologico nel Comune di Santo Stefano Quisquina: storia e lavori eseguiti negli anni
Il tragico evento di Niscemi impone uno sguardo fortemente critico e una ulteriore riflessione che unisce all’analisi tecnica, l’esperienza e la memoria di una solitaria battaglia civica promossa dalla comunità di Santo Stefano Quisquina, in accordo con le sue istituzioni, contro le politiche che (in particolare negli ultimi trent’anni) hanno segnato impunemente la nostra comunità e cercato di “sfregiarne” l’integrità idrogeologica che da qui abbiamo cercato di salvaguardare non come prerogativa “tribale” (accusa ricorrente!) ma come valore di patrimonio e di equilibrio che riguarda tutto il territorio dell’agrigentino e dell’area sicana.
É, in particolare, dalla fine degli anni novanta che il comune di Santo Stefano Quisquina denuncia con relazioni di riconosciuta evidenza scientifica, un rischio idrogeologico sul bacino idrico unico “della Quisquina” che alimenta la sorgente Capo Favara, contro la razzìa delle trivellazioni perpetrata nel tempo dalla Montecatini, dall’EAS, dalle multinazionali dell’acqua minerale, da Girgenti Acque prima, da AICA oggi (in assetto di una emergenza idrica che è in realtà sistemica), senza aver avuto ascolto, né smentite sul piano scientifico (in modo altrettanto autorevole) che neghino il rischio, oltre che a tutelare la risorsa idrica di domani, che dovrebbe essere invece un prioritario programma di Protezione Civile, programma negli anni sottovalutato se non ignorato.
Recentemente il Comune di Santo Stefano Quisquina, per ammonire e diffidare proprio AICA, Regione e Stato, si è opposta all’ennesimo atto di razzìa contro un provvedimento che eminenti geologi hanno così descritto:
«ci troviamo in assoluto accordo nell’affermare i timori riguardanti le accertate interferenze negative conseguenti alla realizzazione di ulteriori pozzi e di captazione e approvvigionamento idropotabile in uso al Comune di Santo Stefano Quisquina, la realizzazione di ulteriori opere, all’interno del medesimo bacino idrogeologico, visti i precedenti eventi, causerebbe indubbie sofferenze all’attuale fonte di approvvigionamento idrico in uso al Comune ,compromettendo gli attuali delicati e fragili equilibri idrogeologici esistenti, ipotizzando un abbassamento variabile tra i 30,00 ed i 50,00 metri dell’attuale livello idrico sotterraneo”.
Qual’è stata la risposta?
Un estenuante iter legale approdato prima al TAR, passato poi ad un Tribunale Superiore delle Acque, impantanatosi nelle “paludi” della Capitale, che da mesi rimanda una sentenza ancora oggi non emessa, mentre nel territorio oggetto della sconsiderata trivellazione si sono da mesi, implacabilmente stabilite le trivelle pronte a perpetuare il danno denunciato, senza nemmeno attendere le decisioni del tribunale. Le imprese, si sa, non aspettano, devono essere “servite”!
Oggi in un evidente clima di scaricabarile e temporeggiamento, indegno per delle istituzioni che dicono di voler “governare e salvaguardare gli equilibri dei territori”, vengono richiamate ed evocate le totali assenze di pianificazione e prevenzione dei territori che così cedono ai cambiamenti climatici globali, sotto il peso d’inerzia con cui la politica ha affrontato certi problemi, molto più attenta a ben altri “equilibri” che non quelli del territorio.
Oggi, mentre avanza la tragedia annunciata di Niscemi, risuonano parole sulle responsabilità dei sindaci, date per certe ma tutte in corso di verifica.
Quella tragedia, verso la quale ci sentiamo solidali (come istituzioni e come siciliani), è uno specchio deformante che ci è stato messo davanti e quel riflesso non può essere ignorato.
Ogni comunità civica è chiamata a specchiarvisi.
Ora io chiedo: quando i Sindaci e le Amministrazioni comunali invece denunciano, avvertono e persino relazionano in giusto anticipo sui disastri, allertando e ammonendo Regione, Stato ed organi competenti, la colpa di chi è? Chi la rintraccia, quando poi le cose accadono?
Da parte nostra, gli sforzi di questi anni per il reperimento di fondi esterni e gli interventi effettuati per contrastare il dissesto idrogeologico sono stati titanici, contestualmente respingiamo con forza le varie forme di abuso istituzionalizzato, di dissipazione miope non solo di risorse economiche ma anche di un patrimonio idrico e di equilibri idrogeologici che ad esso attengono rispetto a un territorio che reclama ancora più rispetto, più lungimiranza, più legalità nell’interesse di tutti.
Comunicato Stampa ufficio del Sindaco






